Povertà e Leadership nel Tardo Impero Romano

cop.jpgPeter Brown

Povertà e Leadership nel Tardo Impero Romano

Ed.: Laterza, 2003

Prezzo di copertina: € 25,00

Nel sistema politico del principato il povero non era un soggetto della vita civile e politica. Appartenere al corpo sociale significava essere cittadini attivi di una delle tante città sottoposte all’autorità del grande impero federale, mentre stranieri, schiavi e nullatenenti non avevano alcun rilievo nè politico nè economico nè tantomeno culturale. Le classi dirigenti cittadine erano  responsabili solo e soltanto nei confronti della propria città.

Le trasformazioni del quarto secolo rivoluzionarono questo ordinamento. L’espansione dell’apparato burocratico centrale sottrasse potere e autonomia alle autorità cittadine, mentre l’appesantimento del carico fiscale agitava davanti a quelle che oggi definiremmo classi medie lo spettro dell’indigenza totale: era davanti agli occhi di tutti le diseguaglianze economiche tendevano a divaricarsi.

In questo contesto la salita alla ribalta del cristianesimo svolse una serie di fuzioni preziose: valvola di sfogo per le tensioni fisiologiche in una società impoverita, ascensore sociale per la classe media, fonte di legittimazione per la dirigenza del nascente dominato, capace di instaurare un sistema di potere di tipo orientale servendosi dell’evergetismo caritatevole come strumento di raccolta del consenso.

Lettere dal Carcere – Il Prigioniero

978880620723PIC.jpgAntonio Gramsci

Lettere dal Carcere

Ed.: Einaudi 2011

Prezzo di copertina: € 13,00

 

cop.jpgAurelio Lepre

Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci

Ed. Laterza, 1998

Prezzo di copertina: € 15,49

Antonio se ne sta in carcere con il suo “cervello indubbiamente potente” (cit. Mussolini) e, fra un crisi di tubercolosi e una di arteriosclerosi, edifica la sua costruzione teorica lavorando sul materiale che gli danno in carcere, tipo i romanzi di appendice. Intanto, fuori, la moglie si ammala, i figli crescono, la madre invecchia, i fratelli si fanno le loro vite. L’umore, nei primi anni alto, comprensibilmente ne risente.  

Il nostro scrive più che altro alla cognata. Alla moglie un paio di volte l’anno. Mi spiace che non ti scrivo, è che sai qui ci legge la censura, mi sento in imbarazzo, ho talmente tante cose da dirti che non saprei da dove partire e quindi non te ne dico nessuna, eccetera. Intanto la povera donnna, che, va detto, viveva a Mosca con due figli piccoli in una famiglia politcamente legata a Lenin nel periodo staliniano, non esattamente una bazza, parrà strano ma va in esaurimento nervoso. E allora il nostro le scrive un po’ di più, e riempie pagine di considerazionni tipo mi spiace che tu creda che io creda che tu sia forte, perchè io in realtà non credo che tu sia forte, ma che tu sia debole, pur essendo forte. Che sono cose che fanno piacere.

E insomma l’eccezionalità dell’uomo sta anche nel fatto che in cima ai sacrifici fatti per l’idea ci sono gli affetti familiari. Altri tempi, altre sensibilità.