Saggio sul principio di popolazione (1798)

 

image_book.jpgThomas R. Malthus

Saggio sul principio di popolazione (1798) seguito da Esame sommario del principio di popolazione (1830)

Prezzo di copertina: € 7,75 (in realtà esaurito e rinvenibile solo usato ad € 10,00 – 12,00)

Ed.: Einaudi, 1977

 

Il reverendo Malthus sarebbe la stella polare dei conservatori, se solo i conservatori leggessero. Lui è come devono essere i reazionari: una vera carogna, per cui la miseria, la mortalità infantile, le epidemie scatenate dalle inimmaginabili condizioni di degrado della prima rivoluzione industriale non sono solo mali necessari, ma doni della provvidenza, che ha voluto far soffrire i poveri perchè si ingegnassero, pungolati dal bisogno. Cosi da potere un giorno, chissà, nobilitare la propria missione nel mondo diventando ricchi reazionari   (ma poi, facciano loro, che il reverendo se restano poveri non ci perderà il sonno). Ed essere il cattivo delle favole al nostro proprio piace: l’idea che gli ultimi della terra siano condannati dalla natura alla sofferenza e alla morte precoce gli provoca visibili erezioni intellettuali.

Il nostro problema (intendo il problema di quegli sfigati che non si eccitano al pensiero dei bambini che muoiono di fame) consiste nel fatto che il pensiero di Malthus è forte ed attuale, in uno stupido stupido mondo affaticato già ora da sette miliardi di nostri simili che se va come si crede potrebbero diventare undici in una trentina di anni. In queste condizioni non è affatto facile muovere al reverendo obiezioni intellettualmente oneste. Volendoci provare bisognerà comunque battere la breccia di quelli che il nostro chiama “freni negativi” ovvero l’evoluzione culturale, di cui Malthus tende a sottostimare la portata a favore dei freni positivi (guerre, epidemie, malnutrizione) da lui prediletti.  La prova che  questo sia il punto debole del conservatorismo malthusiano la troviamo proprio nel successo che la riflessione sui freni positivi ha avuto, quando Darwin l’ha applicata a creature sprovviste di varianti culturali, o con produzioni culturali inferiori a quelle umane. Insomma, metà del pensiero malthusiano sta alla base dell’evoluzione, che potrebbe essere l’idea più importante sul funzionamento della vita sulla terra mai venuta ad un essere umano. Misurarsi con l’altra metà, e cercare di smentirla, è ancora oggi una sfida per chiunque creda nella utilità e razionalità di strategie cooperative nella soluzione dei conflitti sociali

Storia del Partito Comunista Italiano

image_book.jpgPaolo Spriano

Storia del Partito Comunista Italiano – vol V – La liberazione Togliatti e il Partito Nuovo

Ed.: Einuaudi

Prezzo: Rinvenibile usato per € 20,00

Uno magari pensa che dopo quattro volumi di persecuzioni, repressioni, ammazzamenti, esili, purghe, confini e disgrazie assotite, magari basta anche così, e che questo quinto volume la liberazione e il partito nuovo potrebbe finalmente concederci un po’ di tregua. Errore. Si parla degli anni ’44 e ’45, e ci sono pagine intere che in pratica sono liste di caduti per la liberazione. E va bene cosi, si vede che essere dirigenti comunisti è proprio una cosa brutta, se in ogni stagione si rischia la buccia. Cioè, in ogni stagione tranne oggi, che massimo massimo si rischia il Costanzo Show, o, peggio, di essere ignorati. Comunque il vero argomento del libro non è tanto la resistenza, quanto la svolta di Salerno, che uno che è nato dopo il muro di Berlino magari neanche sa cos’è la svolta di Salerno, come i mangianastri e i gettoni del telefono, e invece una volta che la si è meditata se ne capisce tutta l’importanza, si capisce che quello è l’evento politico più importante del secolo scorso. Senza la svolta di Salerno e senza il PCI così integrato nelle istituzioni della prima repubblica, per dire, sarebbe stata molto più facile una virata autoritaria nel dopoguerra. O magari gli eredi politici del PCI non avrebbero gli impulsi consociativi e il riflesso pavoloviano di cercare l’intesa a destra, anche quando proprio non sarebbe il caso.