L’armata Rossa e la Disfatta Italiana 1942 – 1943

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Giorgio Scotoni

 

L’Armata Rossa e la disfatta Italiana

 

Ed. Panorma, 2005

 

Prezzo di copertina: € 28,00

 

L’annientamento dell’ottava armata italiana sulle rive del Don è uno dei pochi eventi storici ad aver lasciato una traccia nella memoria collettiva della nazione. I ricordi dei sopravvissuti, pubblicati dopo la guerra, sono in effetti strazianti e avvincenti.
Il problema è che questa fioritura di testimonianze dirette (complice la perdita pressoché completa della documentazione ufficiale) non è stata sintetizzata e contestualizzata  dalla storiografia. In questo modo si sono affermati i grandi miti popolari degli italiani brava gente, delle scarpe di cartone, del tedesco traditore “che ci lasciò sul Don e poi è fuggito”.
E’ ora di andare oltre le testimonianze dirette e i miti piagnoni e retorici, e di raccontare le battaglie difensive sul Don prima di tutto inserendole nel contesto in cui si svolsero: il titanico scontro di Stalingrado. E nel farlo possiamo avvalerci del lavoro degli altri protagonisti della vicenda, che per nostra fortuna già da anni lavorano ad una ricostruzione globale dell’evento: tedeschi e sovietici. Il vostro Gasmulo di fiducia vi ha già presentato un libro dello storico tedesco Schlemmer.
Altrettanto interessante questa antologia di storici e ufficiali sovietici, corredata di ricche note e di supporto grafico, con cui Giorgio Scotoni contribuisce in modo brillante alla maturazione della ricerca storica italiana sulla campagna di russia. Che questo si riverberi in maniera anche remota sulla memoria patria, è tutto da dimostrare.

 

Filippiche

 

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Demostene

 

Filippiche

 

Ed.: Garzanti, 2007

 

Prezzo di copertina:  8,50

 

L’antica Grecia è la maledizione di noi materialisti storici. Si perché la democrazia ateniese, dal punto di vista della raffinatezza politica, è l’equivalente della fusione nucleare: secondo noi solo un lungo periodo di sviluppo industriale, tecnologico e culturale avrebbe potuto produrre una tale, raffinata, perfezione borghese.

Invece eccoli li: un pugno di mangiatori di feta in gonnella, con un impero di isolotti popolati ciascuno da una famiglia di pastori con una dozzina di capre, si fanno la loro costituzione democratica in sedicesimo ed eleggono i loro rappresentanti i cui discorsi all’assemblea ci sembrano freschi di stampa dopo ventiquattro secoli. 

Ed eccoci condannati a passare un week end di primavera cercando in Marx la spiegazione del fenomeno.

Guasfafeste. Gente in gamba, però!

 

Storia di Bologna vol. II Bologna nel Medioevo

41ROrfHAZPL__SL160_.jpgCapitani O. (a cura di)

Storia di Bologna (vol. II Bologna nel medioevo

Ed.: Bononia University Press, 2007

Prezzo di copertina: € 34,00

Chi sa se i Bolognesi di metà duecento pensavano che lo sviluppo economico e politico della città sarebbero stati infiniti. Tutto pareva lasciarlo credere: solo duecento anni primi dagli spalti della rocca alto-medioevale (settanta ettari in tutto) diecimila bolognesi potevano ammirare con sgomento la “civitas antiqua rupta”: le verdeggianti rovine della città romana abbandonata. Ora, a poche generazioni di distanza,  sessatamila abitanti stavano erigendo una terza cerchia muraria destinata a difendere una potente città di millecinquecento ettari.

La grande crisi di sistema del trecento è nascosta alla nostra memoria collettiva dal recupero dei secoli successivi, diluita in un periodo di “medio evo”, in cui stiviamo Giovanna D’Arco e Teodorico, Giustiniano e Isabella di Castiglia. Ma se apriamo la pancia al “medio evo”, troviamo promettenti slanci ed amari arresti: alla fine del trecento i venticinquemila bolognesi superstiti forse avranno, per qualche attimo, scosso la testa dinnanzi alla presunzione dei loro antenati del secolo precedente. Si saranno ripromessi di non commettere più l’errore. Di non pensare più che prosperità e sviluppo, in un sistema finito, possano essere infiniti.