La Battaglia. Storia di Waterloo

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Alessandro Barbero

La Battaglia. Storia di Waterloo

Ed.: Laterza, 2003

Prezzo di copertina: € 18,00

Ma quanto si divertono, i piemontesi, a raccontare le battaglie, e in particolare la battaglie del settecento e dell’ottocento! Tutti in ordine, con le divise sgargianti, i moschetti in spalla o al piede, i tamburini, le baionette inastate. A sbudellare e a farsi sbudellare, ma senza dimenticare l’etichetta. Pare proprio di vederlo, il Prof. Alessandro Barbero dell’Università di Torino, con il tricorno, la giacca a code e la parrucca incipriata, invitare il nemico con la sua voce chioccia: “signore Guardie Francesi, sparate per primi!”. Visto che le mobili tende e i percossi valli, il lampo dei manipoli e l’onda dei cavalli sono passati di moda, il nostro deve accontentarsi di rievocare. Ma la vocazione antica c’è, il divertimento pure, e il libro se ne giova assai.

Come gli Irlandesi Salvarono La Civiltà

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Thomas Cahill

Come gli Irlandesi Salvarono la Civiltà

Ed.: Fazi, 1997

Prezzo di copertina: € 14,46

Si dà al mondo un popolo così meschino, una nazione così sfigata, da non avere nemmeno avuto un quarto d’ora di modesta grandezza, un refolo di vento nelle vele ampie vele della presunzione umana? Probabilmente no. La storia è abbastanza lunga da aver concesso anche al più povero dei propri figuranti un’apparizione fugace sul palcoscenico dei grandi. E questo fatto, di per sè, alimenta un mondo di ridicole, retoriche, rivendicazioni avanzate da mille nazioni ciascuna delle quali ritiene di avere un motivo per essere “unica” e “irripetibile”.

La memoria del bel tempo che fu, non importa quanto lontano, riempie di vana prosopopea i discorsi dei “patrioti” di tutti i paesi, che potranno rievocare quell’attimo di luce, tacendo molto opportunamente la sfilza di secoli che, prima e dopo, hanno relegato più o meno ogni nazione nell’anonimato di un modesto tran tran. E’ un peccato, perchè scremate dell’autocompiacimento queste storie possono essere anche interessanti e, liquidata con un’alzata di spalle la pretesa degli irlandesi di essere il sale della terra, il libro è a tratti (e solo nella seconda parte) addirittura godibile.