Storia dei Goti

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Storia dei Goti

Ed.: TEA, 1991

Prezzo di copetina: € 6,71

Già la veste editoriale contribuisce a  sintonizzare il lettore con un clima da decadenza alto medioevale: stampa in punto 6 con interlinee di un millimetro, carta di ultim’ordine rilegata alla bell’e meglio con una collaccia da quattro soldi. In copertina, la raffigurazione di un inquietante manufatto che si suppone i Goti usassero per la loro produzione tribale di film a luci rosse. Ma forse piacerà al lettore immaginare i Goti che attraversano il Baltico nella notte dei tempi, che poi stabiliscono con i Romani quelle complesse relazioni tipiche del basso Impero. Quando i rapporti di potere slittano dal piano territoriale (appartiene a Roma tutto ciò che occupato dai suoi eserciti) a quello relazionale (appartiene a Roma chi instaura con il centro politico una relazione di reciproco vantaggio, indipendentemente da dove si trovi). E’ un fenomeno che corrisponde alla perdita di sovranità tipica dei periodi di transizione (come il nostro) e che rende così usurante il lavoro di chi pubblica atlanti storici.

A un Passo dalla Forca

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Angelo del Boca

A un passo dalla forca. Atrocità e infamie dell’occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini

Ed.: Dalai, 2007

Prezzo di coperitina:  17,50

Mentre la memoria storica de noartri si pasce di film che raccotano gli italiani brava gente, i due nemici leali, il bel Mediterraneo, i Capitani Corelli del Regio Esercito, film pieni di scenette commoventi in cui Nostri fraternizzano con le popolazioni locali, nutrono bambini, cantano romanze di Verdi, e sopratutto moderano gli eccessi del Perfido Tedesco, storici guastafeste (pochi, per fortuna) continuano a pescare dalla palude del passato immagini agghiaccianti: poveri nomadi con le loro donne e i loro figli braccati come bestie nei deserti libici da truppe sanguinarie, bombardati e gassati, deportati e massacrati senza pietà per decenni. Patrioti iugoslavi impiccati nelle strade, villaggi dalmati dati alle fiamme, città come Lubiana trasformate in enormi campi di concentramento, monasteri etiopi rasi al suolo, intere provincie ucraine spogliate di ogni bene.

Se volete conoscere la realtà, basta spendere pochi spiccioli in libreria. Ma vale la pena che lo sappiate: rotto l’incantesimo, il buon sergente Lorusso impersonato dal finto burbero Diego Abatantuono non vi farà più tanta simpatia, anzi probabilmente vi starà un pelo sulle palle. A voi la scelta.

La Mente di Dio

Alexander_Calder_1965_screenprint.jpgPaul Daves

La mente di Dio Il senso della nostra vita nell’universo

Prezzo di Copertina: € 10,00

Ed: P. Ed.: 1992, Ed.: Mondadori, 1995

La prima parte è talmente poco assertiva, nella sua interessante descrizione di alcuni fenomeni fisici fondamentali che, quando, intorno a pagna 200, l’autore catapulta nell’esposizione il Vecchio Signore con La Barba Bianca, il lettore rimane di stucco come se avesse trovato un ippopotamo nella vasca da bagno di casa. Il Vecchio Signore, in realtà, se la passa abbastanza male, degradato com’è da protagonista del divenire storico a fattorino che consegna matematica all’universo, cercando di evitare il feroce cane dei vicini, rappresentato per l’occasione da Caso e Necessità. Si potrebbe discutere se non sarebbe bene, a questo punto, lasciare proprio la parola Dio a chi cerca di convincerci a devolvere l’otto per mille, e ripiegare su di un termine che dia luogo a meno freintendimenti. Ma il punto non è questo.

Il punto è il Principio Antropico, di cui si è già parlato (vedi la recensione di l’Universo Come Opera d’Arte). A me pare che nella sua forma più blanda (oh, ma guarda un po’, l’universo è fatto proprio in modo che noi ci si possa vivere !) sia banale (se non fosse fatto così non saremmo qui a parlarne), mentre in quella “forte” sia insidioso filosoficamente (tenta di ridare a noi uomini una centralità fisica che ci acceca nostra lettura delle cose) e politicamente (ci sono degli evidenti legami storici e filosofici con quella forma di regresso senile della nostra civilizzazione che fa capo al reaganismo e più recentemente al fondamentalismo religioso occidentale). Guardiamo le cose come stanno: il Principio Antropico è un attacco al relativismo. E il relativismo è una conquista politica prima che filosofica e scientifica.

Godetevi le premesse e diffidate delle conclusioni. Buona lettura!