Storia del Medioevo – I nuovi mondi

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Storia del Medioevo (I) i nuovi mondi (III) il tempo delle crisi 1250 – 1520 Ed.: Einaudi, 1987

Rinvenibile sul mercato dell’usato: € 24,90 (terzo volume) € 50,00 primo volume

Il medioevo, secondo i termini scolastici, dura 1.016 anni. Tanto per dare un’idea, 1.016 anni fa era il 997, regnava Ottone III sul Sacro Romano Impero, Ugo Capeto in Francia, e Papa Giovanni XV a Roma. L’impero Bizantino era al suo zenit. Cercate un po’ di periodizzare sulla base di elementi comuni dal 997 al 2013, voialtri che pensate sia giusto buttare tutta la carne di porco dai Regni Romano Barbarici alla pace di Augusta nella mortadella del Medioevo.

Ed è proprio per togliere il paraocchi dei banchi di scuola, sapientemente coltivati dalle sagre medioevali di luglio e settembre, ore dieci disfida delle contrade, ore undici giullari per grandi e piccini, mezzogiorno pranzo alla locanda delle tre frecce, vicino alla fermata dell’autobus, menù fisso € 12,00, più le bevande, che occorre sciropparsi i tre tomazzi di Fossier.

Per riassumere, ricordate: in Europa occidentale la dissoluzione delle strutture politiche del dominato si protrae fino alla fine del sesto secolo (primo periodo), lo spostamento a nord del baricentro politico ed economico, l’affermazione del feudalesimo il primo tentativo carolingio di accentramento politico occupano dall’inizio del settimo alla metà del nono (secondo periodo). Segue un secolo di riorganizzazione che esita nel medioevo vero e proprio, quello della frammentazione politica e dell’unità spirituale e culturale. Un’età di sviluppo ed espansione che abbraccia il periodo dalla metà del decimo alla metà del tredicesimo (terzo periodo). All’inizio del ‘300 questo modello di sviluppo però segna il passo, e l’Europa entra in un tunnel buio, contrassegnato da una profonda crisi economica, spirituale e demografica: una lunga tradizione che produrrà l’era d’oro degli stati nazionali (quarto peridodo). Come tutto ciò possa finire assieme, è un mistero per tutti, tranne che per i programmatori del Ministero dell’Istruzione.

Il bosco dopo il mare “Si ammazza troppo poco”

72Giacomo Scotti, Il Bosco dopo il Mare, Partigiani Italiani in Jugoslavia, 1943 – 1945, Ed.: Infinito, 2009, Prezzo di Copertina € 12,00

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Gianni Oliva, “Si ammazza troppo poco” I crimini di guerra italiani 1943 – 1945, Mondadori, 2006, Prezzo di copertina € 18,00

1942: tedeschi avanti e noi dietro a leccare gli avanzi e spolpare le ossa. La “Grande Italia” viene ritagliata con le frattaglie che il potente alleato non vuole. E’ così che si estende una zona di occupazione militare che segue grosso modo la linea Lubiana (Slovenia)  – Sisak (Croazia) – Banja Luka – Sarajevo (Bosnia) – Novipazar (Sangiaccato) – Ocrida (Macedonia)– Kozani – Katerini  – Egeo (Grecia). Un territorio vastissimo, trecentomila chilometri quadrati di pure rogne, che impegna forze ingenti: la II Armata, il VI Corpo ed il XIV Corpo in Jugoslavia la IX Armata in Grecia l’XI Armata in Albania: tanta gente, trenta – quanta divisioni, tre quattrocentomila uomini che passano il tempo come tutti gli eserciti di occupazione: rastrellamenti, ammazzamenti, torture, roghi di villaggi eccetera eccetera. Così in Grecia, Slovenia, Albania. In Jugoslavia c’è più casino (che se no non sarebbe Jugoslavia): gli Italiani flirtano con gli ustacia serbi che combattono i cetnici croati appoggiati dai tedeschi, e tutti poi combattono i titini.

Arriva l’8 settembre e tutto si scompone e ricompone. Le vere anime delle forze di occupazione italiane emergono: intere divisioni passano con la resistenza titina da un giorno all’altro. Intere divisioni passano con nazisti. Alcuni resistono fino alla distruzione totale. Altri si consegnano ai tedeschi senza sparare un colpo. L’8 settembre è un caleidoscopio in cui si rivela il profondo disorientamento che esisteva nella società italiana e nelle sue forze armate già prima. Questi due saggi ci consentono di cogliere molti di questi aspetti. Formulare giudizi trancianti è molto arduo.

Storia della Resistenza Italiana

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Roberto Battaglia, Storia della Resistenza Italiana, Ed.: Einaudi, 1964, Prezzo di copertina: sul mercato dell’usato disponibile ad € 20,00.

Non siamo ai livelli entusiasmanti de La Prima Guerra d’Africa: l’opera si muove fra memorialistica e ricostruzione scientifica, e sconta pesantemente il coinvolgimento dell’autore. E’ comunque una lettura interessante perché vengono scandite in maniera esaustiva le fasi militari della Resistenza, con particolare riferimento all’apogeo dell’estate del ’44 e alla crisi dell’inverno successivo. Sarà per via del fatto che il mio cuoricino batte per Mosca, accostare le operazioni alleate in Italia alla fine dell’anno (inglesi fermi a Ravenna e Faenza mentre i nazisti rastrellavano la resistenza comunista e azionista nelle valli) e quelle sovietiche in Polonia, praticamente contemporanee (Armata Rossa ferma sull’altra riva della Vistola mentre la Wehrmacht soffocava la rivolta nazionalista di Varsavia) mi è venuto naturale. Non so quanto il paragone sia pertinente, ma la distanza abissale che separa questi episodi così simili nella percezione comune mi pare grandemente significativa.

Un Ebreo Marginale – Gesù è davvero esistito?

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J. P. Meier Un Ebreo Marginale Ripensare il Gesù storico 1 Le radici del problema e della Persona Ed.: Queriniana, 2001 Prezzo di copertina: € 39,00

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Barth D. Ehrman Gesù è davvero esistito? Un’  inchiesta storica Ed.: Mondadori, 2013 Prezzo di copertina: € 19,00

Signore e Signori, benvenuti nella Grande Battaglia di Verdun della critica neotestamentaria. Si combatte su ogni palmo, su ogni centimetro di testo. Non si cede su nulla. Non si fanno prigionieri. Non ci sono convenzioni di Ginevra: ogni arma è permessa. Ma come va la guerra? L’impressione è che i secolari (con gli occasionali compagni di strada ebrei) abbiano segnato qualche buon colpo nella prima metà del secolo scorso, quando le posizioni dei cristiani, specialmente quelle dei cattolici, erano insostenibili. Poi questi si sono ritirati su ridotti più arretrati e meglio difendibili ed hanno rintuzzato gli attacchi finali di un nemico ormai troppo sicuro di sè e baldanzoso. Oggi, a livelli di vertice, si cerca di stabilizzare le linee concentrandosi su questioni interpretative secondarie: tutti e due i contendenti si sono fatti guardinghi, sanno di potersi fare molto male su un terreno così scivoloso. Nel corpo sociale, fra le persone di media cultura, il dibattito è più dinamico, il gioco più sporco e le strumentalizzazioni più grossolane. L’Italia rimane un paese in cui la Chiesa Cattolica ha il monopolio del nozionismo in materia. Questo le permette di controllare il tipo di informazioni che arrivano ai fedeli, giocando sull’ambiguità fra verità accademica e verità di fede, ma scatena anche la dietrologia e il sensazionalismo di chi si è allontanato dalla parrocchia e desidera  “vederci chiaro” possibilmente in meno di 200 pagine, meglio se edizione economica. Sono due facce della stessa medaglia. Il primo dei due testi in commento pesca in questo ultimo gruppo, anche se bisogna dire che lo fa con grande accortezza: si tratta di una operazione di una certa raffinatezza, e alla fine la proposta accademica risulta piuttosto solida. Il secondo è invece l’espressione di quella guerra di posizione di cui si parlava prima: circospezione,  attacchi su fronti ristretti, ritirate strategiche, rispetto per ogni interlocutore. Siamo in ambiente gesuita, altissima classe: il primo volume di un’opera a suo modo straordinaria.

Barbari – La Caduta di Roma e la Fine della Civiltà

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Peter S. Wells Barbari – L’alba del nuovo mondo Ed.: Lindau, 2008 Prezzo di copertina: € 19,00

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Bryan Ward Perkins La Caduta di Roma e la Fine della Civiltà Ed.: Laterza, 2008 Prezzo di copertina: € 19,50

Il concetto di decadenza è sempre molto relativo: ogni morte lascia spazio a nuova vita, ogni cambiamento preclude a un rinnovamento, solo attraverso i traumi si cresce, il cerchio della vita torna sempre al punto di partenza (cfr. Walt Disney, il re leone), e in cinese l’ideogramma per crisi significa anche opportunità. Premesso tutto questo, noi gente dozzinale abbiamo un’idea di crisi e di crollo abbastanza precisa. Quando la gente muore come mosche, in giro è tutto un ammazzamento, le città cadono in rovina e si spopolano, le persone vivono (se vivono) di mera sussistenza nelle campagne, il commercio diminuisce di nove decimi, la produzione in serie di beni di uso comune si interrompe, la monetazione pure, l’alfabetizzazione crolla, la produzione culturale passa dal De Civitate Dei di Agostino alla trascrizione di alcuni miti tribali pieni di eroi che uccidono draghi e di divinità monche… ecco, una cosa del genere a noi gente dozzinale sembra parecchio una decadenza. Poi, certo, il genere umano è sopravvissuto. E siccome il genere umano è sempre lo stesso, e in ogni tempo fa nascere anime elevate che creano cose belle, capita magari che anche nell’alto medioevo ci si imbatta in un manufatto di pregio o in un codice miniato di eccezionale bellezza. Qualche secolo dopo i fatti qualcuno ha anche potuto sollevare la testa dai problemi di mera sopravvivenza e affacciarsi fuori per vedere cos’era scampato al diluvio. Ma il fatto che la qualità della vita per un trecento anni sia precipitata ad un livello da far rimpiangere l’età del bronzo rimane. Come rimane, a quanto pare, circostanza significativa che qualcuno (Ward Perkins) insegni a Cambridge e qualcun altro (Wells) all’Università del Minnesota.

 

La versione di Barney

download.jpgMordechai Richelr, La versione di Barney Ed.: Adelphi, 2005 Prezzo di copertina: € 12,00

La versione di Barney è una scatola che ci insegna delle cose sull’anticonformismo. Se vedi la scatola da dentro (e durante tutta la lettura la vedi così) Barney è un anticonformista: dice parolacce, sputa sulle convenzioni e, soprattutto, odia il politically correct (e, ragazzi, come si fa a non dargli ragione?). Nelle conversazioni dà risposte definitive, acide, corrosive, proprio quelle che vorremmo dare anche noi durante le conversazioni, ma che di solito ci vengono in mente solo il martedì sera della settimana dopo, mentre ci passiamo il filo interdentale. “Ah! Se mi fosse venuto in mente subito questa risposta” ci diciamo. E ci rifacciamo la scena e cerchiamo di immaginare che faccia avrebbe fatto l’interlocutore se avessimo detto proprio quella cosa li. Invece Barney è così: a lui vengono in mente subito. Come fa? E’ un diavolaccio. Per cui si finisce questo libro anche molto divertente, e ci si sente anche molto anticonformisti. Proprio come Barney. Poi si esce dalla scatola, e la si guarda da fuori. E quello che si vede è una storia di lui che ha un caratteraccio ma in fondo ha un cuore d’oro, che mette assieme molti soldi per cui finisce in un contesto sociale comunque piacevole, da bella vita, conosce tante donne ma ne ama davvero solo una e quando quella se ne va lui pensa per sempre solo a lei. Mi sono scordato qualcosa?  Ah si. Tutti lo accusano: ma, a quanto emerge, ingiustamente. Alla fine di tutto, uno si chiede, sarà davvero così anticonformista come sembra questo libro? Che ci importa: si ride molto.

La Forza e La Fede

9788842072379.jpgPierpaolo Merlin La Forza e La Fede Vita di Carlo V Ed.: Laterza, 2004 Prezzo di copertina: € 24,00

In un angolo in alto a destra del planisfero di Eratostene, stretta fra l’Africa, il Boristene e l’Oceano Settentrionale, ci sta Europa, in bilico a cavallo del suo toro, e dentro Europa ci stiamo noi. Da quando Stilicone ebbe la felice idea di ritirare le truppe dal limes renano, che costano tanto e in fondo lì non fanno niente, e Onorio rispose alle suppliche dei romano-britanni con un imperiale quanto memorabile rescritto (“arrangiatevi”), Europa oscilla fra un ideale di unità ed una realtà di divisione. Nei tempi d’oro le divisioni non impensieriscono: a cosa serviva l’unità europea nell’ottocento, quando, per esempio (era il febbraio del 1862) John Dekker, un giovane fattorino di Portsmouth, piantato dalla fidanzata Jane, prese una solenne sbronza, si perse sulla strada di casa e tre mesi dopo, capitato non si sa come e  non ancora del tutto sobrio nell’ Africa Equatoriale, conquistò da solo alla corona britannica Kenia Uganda e Rwanda? Al tempo le cose andavano così e i padroni del mondo potevano scannarsi fra loro senza pensieri. Eh, è stato un bel quarto d’ora. Ma oggi siamo di nuovo ai tempi bui, agli infedeli saracini alle porte, ai tartari, ai moscoviti, a cui si sono aggiunti anche i cugini di oltre oceano che hanno il nostro stesso sangue, che siamo alleati, che ci vogliamo un gran bene e fanno dei film che sono uno spasso, ma, com’è come non è,  non si può andare a prendere un gelato con la fidanzata che si sbatte il naso contro una loro base militare. E allora l’unità torna di moda.   Ci sono quelli che dicono, ad esempio, che l’unità si fa non con la costruzione di un super stato, ma nel rispetto delle peculiarità locali, perché bisogna fare non l’Europa burocratica, ma l’Europa delle nazioni. Uno che ci ha provato, a fare questa Europa delle nazioni è stato il buon Carlo V, con un sistema che sembrerà anche bislacco a noi moderni (mettiamo a capo di ogni nazione un parente così si risolvono tutte le dispute continentali al pranzo di Natale) ma insomma noi abbiamo fatto la moneta unica senza l’unità politica, dicendoci intanto facciamo questo poi vediamo che succede, chi siamo noi per giudicare? Carlo era un personaggio storico che è difficile non amare:  stupido, cocciuto come un mulo, un culo di pietra, un animale da scrivania. Se c’era uno che ce la poteva fare era lui. E non solo non ce l’ha fatta, ma gli sono venuti i capelli bianchi a ventidue anni, e in tutti i ritratti che gli hanno fatto sembra uno a cui potrebbe spalancarsi una botola sotto in ogni momento. Questa potrebbe essere una lezione: fino a che ci saranno gli stati nazionali, l’Europa va poco lontano. E forse, chi vuole l’Europa delle nazioni, vuole più bene alle nazioni che all’Europa. Il ritratto di Pierpaolo Merlin è efficace, esauriente, divertente. Soffre un po’ il complesso di inferiorità nei confronti di Karl Brandi, un mostro sacro che si è già misurato con la figura di Carlo, ma secondo me senza ragione. E’ una lettura piacevole, che in definitiva riesce quasi a compensare l’ammiccamento osceno alla Fallaci del titolo.

Il mondo fino a ieri

cop.jpgJared Diamond, Il Mondo Fino a Ieri, Cosa possiamo imparare dalle società tradizionali Ed.: Einaudi, 2013 Prezzo di copertina: € 29,00

Laggiù, in zone del nostro pianeta dove gli ecosistemi sono talmente vergini da avere conservato catene alimentari completamente composte di diverse specie di zanzare, esistono uomini e donne che vivono ancora oggi come i nostri antenati prima dell’invenzione dell’agricoltura, millemila anni fa. Le loro società sono molto diverse dalla nostra: praticamente passano tutta la vita (15 anni per gli uomini, 13 per le donne) in un fazzoletto di terra delle dimensioni del bagno di Villa Grazioli organizzati in gruppi così minuscoli che nelle loro lingue non esiste una parola per dire “cugino”. Cosa possiamo imparare da queste società, noi altri sei miliardi e fischia che ce ne stiamo globalizzati e organizzati politicamente in mega blocchi continentali? Ovviamente niente, è la mia tesi. E questo non perché noi siamo superiori, ma semplicemente perché i contesti sono talmente diversi che. Invece per Jared Diamond qualcosa possiamo imparare, e questo è, a mio avviso, quel che non funziona del libro. La cosa che funziona, invece, sono le descrizioni della vita nelle società tradizionali, le esperienze personali e le riflessioni dell’autore (un tizio che ogni anno si sciroppa un mese con gli indigeni nelle foreste della Nuova Guinea): i diversi gruppi aborigeni dell’ Arcipelago Indonesiano, dell’Africa, della Polinesia e dell’America Meridionale vengono esaminati su undici diversi aspetti della vita sociale (dalla guerra all’alimentazione, dalla religione alla pedagogia). Questa è la parte interessante. Ma l’idea portante (possiamo imparare qualcosa?) non riesce a sostenere il libro (ma cosa vuoi che possiamo imparare?) e ricorda un po’ quelle conclusioni dei temi delle elementari “da tutto questo dobbiamo concludere che la guerra è una cosa brutta” “l’esperienza delle tribù del Sarawak interno, nella valle fra il monte Tamboga e il Fiume dei Serpenti, ci aiuta a prendere coscienza del fatto che attraversare la strada è pericoloso”. Perché non dare un taglio esclusivamente etnografico, senza altre pretese? Sarebbe già stato interessante così.

428 dopo Cristo

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Giusto Traina 428 dopo Cristo: storia di un anno Ed.: Laterza, 2007 Prezzo di copertina: € 18,00

Devo avere già detto parlando dell’opuscolo di Franco Cardini sulla Crociata dei Fanciulli che mi piacciono le monografie storiche che fotografano un particolare momento con un volo d’uccello, rinunciando ad una narrazione cronologica degli eventi. Il 428, ai nostri fini, è perfetto. L’autore lo gabella per un anno importante (perchè l’Armenia entra in orbita persiana), ma in realtà non è certo uno snodo epocale. E deve essere cosi. Se si vuole capire un’epoca, descrivere un contesto, non bisogna farsi abbagliare da un evento singolo. Cosa che non succede nel nostro caso: Persia e Armenia fanno capolino nel primo capitolo, e poi lasciano opportunamente il palcoscenico alle varie regioni dell’Impero Romano per riapparire solo poche pagine prima della bibliografia. L’impressione che se ne trae è quella di un mondo avviato al medioevo senza particolari soluzioni di continuità. Interessante. Rapporto qualità prezzo da valutare attentamente, tenendo conto del fatto che il materiale è poco, e serve una veste editoriale da tesi di laurea per mettere assieme 242 pagine.

L’origine delle Specie

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Charles Darwin

L’origine delle specie

Ed: Bollati Boringhieri, 2011

Prezzo di copertina: € 9,00

Stiamo parlando di due libri. Il primo, fino al nono capitolo compreso, è come vedere un ballerino classico che manda all’ospedale una squadra di rugby. Equlibrio, serenità, compostezza, armonia. E botte da orbi a qualsiasi certezza scientifica precedentemente raggiunta. Il tutto nell’esporre quella che è probabilmente la migliore intuizione mai prodotta da una mente umana, che non guasta mai.

La seconda parte è una paziente rassegna di tutte le possibili obiezioni che la teoria della evoluzione per selezione naturale potrebbe dover affrontare. Non è che sia meno ammirevole, ma resta l’impressione che si tratti di un lavoro inutile: le riserve sollevate contro il darwinismo erano (e sono tutt’oggi) in gran parte strumentali, e contro il pregiudizio e la superstizione anche il genio è disarmato.

L’ evoluzione per selezione nella sua versione originale. Molto meglio di tutte le glosse moderne in 3D.